Lockdown: conseguenze psicologiche dell’isolamento forzato

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Lockdown: conseguenze psicologiche dell'isolamento forzato

Molti studi tra cui una ricerca condotta dall’Università di Padova, mostrano come il LOCKDOWN e l’incertezza che ne deriva, facciano sentire i loro effetti sulla salute mentale delle persone.

La questione è complessa soprattutto perchè gli effetti collaterali del Lockdown, incluse le conseguenze economiche e di Salute Mentale sono più difficili da identificare rispetto ai dati epidemiologici.

Il risultato più rilevante è che lo Stress Psicologico è fortemente connesso alla vulnerabilità sociale e all’esposizione a shock economici individuali per circa il 40-50% della popolazione.

Molte persone ne hanno risentito sul piano emotivo.

Ma è altrettanto vero che altre persone hanno colto questo periodo di isolamento forzato come l’occasione di staccare la spina dalla quotidianità frenetica che conducevano, senza decidere mai  volontariamente di fermarsi per riprendere fiato.

Il doppio aspetto del Lockdown: chi ne ha beneficiato e chi no.

Gli aspetti che prevalgono in chi ne ha risentito sono:

  • Ansia
  • Mancanza di concentrazione
  • Apatia

Le cause concatenanti sembrerebbero essere:

  • La mancanza di attività fisica
  • La mancata esposizione al sole
  • L’assenza di relazioni sociali
  • La paura del contagio
  • La paura della crisi economica.

Insomma il cambiamento forzato  ed improvviso di gestire la nostra quotidianità ha richiesto un adattamento immediato ai nuovi ritmi anche al nostro fisico che ne ha risentito notevolmente. Il corpo, infatti, ha bisogno di più tempo per ripristinare un nuovo equilibrio.

Il passaggio da un ritmo frenetico ad uno più rallentato ha bisogno di più tempo di quello che è stato richiesto.

Poi, una volta trovato l’equilibrio (siamo stati fermi 2 mesi) ci è stato chiesto di riprendere i ritmi precedenti. Anche in questo caso il corpo ha i suoi tempi.

Stress su Stress

Stress non è una parola astratta, ma bensì un ormone, il cortisolo, che è stato sottoposto ad alti e bassi senza aver rispettato i suoi tempi per ritrovare l’equilibrio di cui ha bisogno.

Il corpo se lo prende comunque il suo tempo. Ma come? Generando sintomi, che, fermandoci a riflettere sul perchè ci sentiamo così all’improvviso, gli permettono comuque di ritrovarlo.

Ci sentiamo facilmente irritabili e ansiosi, dormiamo male, siamo pieni di dolori muscolari e, spaventati, ci chiediamo cosa ci sta accadendo.

Cerchiamo la causa senza trovarla, sembra immotivato. Ma è immotivato.

Semplicemente siamo sotto Disturbo Post Traumatico da Stress e dobbiamo attendere che il tutto passi da solo. Il corpo è una macchina perfetta ed in modo autonomo, con i suoi tempi, ripristina il proprio equilibrio.

Questa situazione crea una forte instabilità a cui si aggiungono le nostre preoccupazioni per  il nostro futuro lavorativo e quindi economico. Non riuscendo a gestire entrambe contemporaneamente, ci soffermiamo su come stiamo, quasi ad avere la percezione che è più facile trovare la soluzione su questo aspetto piuttosto che sul piano economico.

Siamo troppo disorientati, instabili e privi di energia per sopportare e gestire tutti questi pesi insieme.

La pandemia ed il lockdown hanno causato un considerevole incremento di disagio materiale ed emotivo. Da un lato le preoccupazioni economiche per il lavoro dall’altro l’ansia per la malattia e la paura del contagio.

L'ansia

L’ansia rappresenta l’emozione dominante anche nel cercare di sentirsi isolati il meno possibile.

 Abbiamo messo in atto comportamenti compensatori rivolti a mantenere le relazioni con gli altri per mezzo di qualsiasi modalità alternativa al contatto diretto. C’è stato, pertanto, un enorme incremento di chiamate e video-chiamate, di nuovi gruppi WhatsApp e dell’uso dei social.

 L’uso di tali tecnologie ha svolto una funzione utile nell’alleggerire il disagio emotivo e l’ansia del sentirsi isolati, ma tali  alternative se non sono usate in modo consapevole possono sfociare in altre forme di disagio, come la dipendenza da internet.

 Le capacità adattive possono venir meno anche per la convivenza familiare forzata. Coppie che stavano fuori tutto il giorno per ritrovarsi solo la sera sotto lo stesso tetto, si sono ritrovate costrette a condividere la quotidianità anche con la presenza dei figli. Questo può aver esasperato situazioni di preesistenti difficoltà relazionali con lo sviluppo di forti tensioni ed aggressività.

Il suicidio

Alcune persone possono aver vissuto, durante il Lockdown, eventi come il lutto, l’aver perso il lavoro ed il terrore del contagio come esperienze insormontabili ed ingestibili perdendo il senso di appartenenza al mondo del lavoro o, addirittura, alla comunità.

Una situazione, l’isolamento sociale appunto, che, nei casi più gravi, può aver chiuso le persone in una sorta di totale sbilanciamento tra la presenza di problemi e la totale mancanza di accesso a qualsiasi tipo di risorse per riuscire a farvi fronte.

Questa condizione estrema può generare una sofferenza tale che può portare a pensare che l’unica via di uscita sia proprio il suicidio.

Il suicidio è visto come l’unico modo di porre fine alla sofferenza estrema.

 Si è evidenziato anche un aumento di uso di alcool e droghe, che in mancanza di altre risorse utili a fornire benessere per riprendersi dallo stress, sono state vissute come consolazioni anche se solo al momento.

Il beneficio è solo a breve termine.

Oggi stiamo tornando alla “Vita Normale”. Ma cosa vuol dire “Tornare alla Vita Normale”? E’ importante non passare in modo brusco dallo stato di totale limitazione ed isolamento a quello di ripresa completa del precedente stile di vita. È utile gradualizzare  i ritmi al precedente modo di vivere riprendendo solo nel tempo i precedenti ritmi senza forzature.