La paura è l’emozione principale del dipendente affettivo e guida la maggior parte dei suoi comportamenti impulsivi messi in atto.

 

 La persona dipendente vive quotidianamente sotto la pressione di vari tipi di paura.

 

 

La vicinanza è l’elemento indispensabile che contribuisce a costruire una buona intimità e proprio di questo si ha paura: paura dell’intimità.

In effetti tutti desideriamo essere amati, ma ricevere amore non è facile come sembra.

Abbiamo paura di darci completamente all’altro.

In amore tale paura ha lo scopo di proteggere dal pericolo che il partner possa fuggire.

Ma se la paura è diventa eccessiva diventa  angoscia.

 

 

 

Il  dipendente affettivo è tormentato proprio da questa angoscia, che copre la paura  di essere abbandonati e rimanere da soli.

Pur di farsi amare la persona è disposta a fare cose spiacevoli e degradanti e accettare situazioni per chiunque intollerabili.

Questi comportamenti sono guidati proprio  dalla paura di essere lasciata, rifiutata, di essere presa in giro, di sentirsi sola e oppressa.

 

 Ma tali comportamenti , invece di favorire la relazione, la distruggono.

 

La relazione può diventare una gabbia, da cui non si riesce a uscire creando profondi malesseri e gravi conflitti.

Tali comportamenti ripetitivi  nascondono la reale motivazione di tutto ciò: la paura dell’abbandono e la paura di rimanere da soli.

Infatti è inconcepibile pensare alla propria vita senza l’altro, il dipendente affettivo fa di tutto per evitare che il partner sfugga ma, inevitabilmente, provoca il rifiuto di quest’ultimo.

 

Il rifiuto alimenta ulteriormente il senso di inadeguatezza, la paura dell’abbandono e della solitudine

 

Spesso, inoltre,  il partner dipendente vive con l’aspettativa irrealistica che prima o poi raggiungerà il suo obiettivo e cioè di

 

farsi amare esattamente come vuole essere amato.

 

Tra i partner si può verificare anche  comportamenti che si alternano: chi è vittima può diventare l’oppressore e viceversa.

 

Diventa un circolo vizioso. 

 

In questo modo entrambi i partner si proteggono dalla paura di darsi completamente all’altro.

La paura di essere abbandonati nasconde, tra l’altro, un’eccessiva preoccupazione della possibilità che il partner trovi un’altra persona più interessante e che venga sostituita.

Ci si trasforma allora in veri e propri investigatori, prestando una smisurata attenzione a segnali della probabile perdita di interesse.

Ciò determina una continua alternanza tra gelosia e paura di essere lasciati soli.

Questo porta la persona  non solo ad infinite pretese di attenzioni e un’ossessiva richiesta di rassicurazioni, ma anche a continue critiche rivolte al partner pur senza motivo.

Il partner è così  messo continuamente alla prova e sfinito  può, pur mantenendo la relazione  non più gratificante e  perché,  anche lui, ha paura di rimanere solo, iniziare a vivere storie parallele o chiudere la relazione.

 

Altra paura eccessiva della persona dipendente affettiva è

la paura del cambiamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di solito le persone dipendenti rimangono per lungo tempo in questo tipo di relazione, senza mai modificarsi, crescendo molto lentamente,  perché un pur minimo cambiamento diventa un ulteriore elemento che può sfuggire al proprio controllo.

La percezione che la propria vita si sia fermata è molto forte e frustrante e, proprio questa consapevolezza, contribuisce a fare in modo di non lasciare la presa, di perseverare nell’intento di farsi amare da una persona su cui hanno investito a lungo energie e speranze, smettendo di vivere e soffocando le iniziative rivolte al proprio benessere.

 

 Diventa impensabile abbandonare tutto.

 

Alternano, infatti,  sentimenti di rabbia e rimorso a vergogna e colpa anche perché, spesso, si mostrano per quelli che non sono, rinunciando ad aspetti sostanziali della propria identità per assumere maschere che hanno il solo scopo di compiacere l’amato.

Anche per questi motivi sovente sono gelosi e possessivi.

Per superare la paura dell’abbandono e del cambiamento è  indispensabile divenire consapevoli di questa fragilità. Cosicché  si può  imparare a gestirla in maniera graduale.

Non è facile e ci vuole tempo e di certo sentirsi sostenuti e accompagnati in questo viaggio da uno psicoterapeuta può dare un gran sollievo e coraggio nell’iniziarlo.