In un mondo di dipendenze sia chimiche che psicologiche quale approccio può essere utile per aiutare veramente una persona a trovare le proprie personali capacità di esplorazione delle proprie risorse?

È questo che qualsiasi psicoterapeuta dovrebbe chiedersi.

Il primo a porsi in questo modo nei confronti delle problematiche psicologiche fu Carl Rogers (1902 – 1987).

Questo psicologo americano è stato in grado di rivoluzionare il mondo della psicoterapia con la sua visione dell’essere umano, il suo modo di essere nella terapia, il suo aver sottoposto per la prima volta il colloquio ai dati della ricerca, l’aver fatto entrare la cinepresa nella stanza, l’aver imparato dall’esperienza e poi scritto, non partendo da nessuna ipotesi (assolutamente contro ogni dettame di qualsiasi disciplina medica e psicologica).

La prima cosa che fece è togliere il concetto di paziente e sostituirlo con quello di cliente. Cosa che vedremo ha un valore importantissimo a livello terapeutico.

La Terapia Centrata sul Cliente, proprio per la sua natura pratica, si è venuta delineando nel corso di 25 anni di esperienza e di studi.

La parola chiave del suo approccio è ricerca.

Dal 1928 Rogers è stato continuamente in contatto con i suoi clienti ed è solo da questa esperienza clinica che è andato a maturare la sua visione della struttura della personalità che pubblicherà soltanto nel 1951 nel suo libro.

Partendo dall’esperienza concreta e dall’osservazione diretta sono state verificate delle ipotesi riguardanti il processo psicoterapeutico, che sono state poi sottoposte al vaglio della ricerca scientifica.

I risultati della ricerca hanno, a loro volta, fornito nuovi strumenti di comprensione dell’esperienza concreta permettendo, così, l’elaborazione di nuove ipotesi.

Osservazione e ricerca. I libri avevano perso il loro valore e aveva acquisito valore l’osservazione.

Grazie ai dati raccolti durante la sua osservazione in studio alcune ipotesi sono state confermate, mentre altre idee continuano ad essere considerate provvisorie.

Il carattere dinamico e di fedeltà ai fatti fanno della Terapia Centrata sul Cliente uno strumento aperto di interpretazione della realtà salvaguardandolo dal divenire un sistema chiuso e fossile.

Rogers, così, ha voluto contribuire a migliorare la comprensione del processo terapeutico facendo notare che le scuole di psicoterapia conservano la loro fede in modo dogmatico e che tendono spesso a contraddirsi a vicenda.

Questo per lui è il motivo per cui la Psicoterapia non è ancora divenuta una scienza ben definita come alcuni settori della medicina.

Rogers crede fermamente che la sua teoria non deve essere presa come verità indiscussa, ma come un’estensione di semplici ipotesi. Si può dire che la Terapia Centrata sul Cliente fu la prima maggiore alternativa alle terapie psicodinamiche.

Il sistema da lui creato più che un metodo psicoterapeutico, è un approccio ed una visione della vita. Per questo si può parlare di psicologia rogersiana.

Era il 1940 quando C. Rogers aprì il mondo della seduta psicoterapeutica all’esame scientifico registrando un intero percorso terapeutico. La psicoterapia perde, così, molti dei suoi aspetti misteriosi.

Tale modello si contrapponeva agli altri anche perché era convinto che non fosse utile considerare la psicoterapia una relazione tra due persone nella quale una di esse, definita paziente, era malato e non conosceva la soluzione dei suoi problemi e, per questo si rivolgeva ad un’altra, il terapeuta, che era l’esperto in grado di diagnosticare il problema e la cura rimanendo sempre un gradino più in alto del paziente.

Rogers sosteneva che tale relazione creava dipendenza senza aiutare il paziente a trovare le sue soluzioni.

Il paziente non deve essere un recipiente passivo, ma soggetto attivo!

L’uso del termine cliente quindi esprime proprio questa necessità di un rapporto il più democratico possibile tra le parti e un maggior equilibrio di poteri.

Posizione molto significativa considerando i tempi in cui viene formulata ed in cui dominavano negli Stati Uniti due concezioni: la psicoanalisi (Freud) e la terapia comportamentista (Skinner).

PRIMA DI ROGERS

Entrambe le concezioni partivano da teorie ed ipotesi ed il rapporto era tra terapeuta (l’esperto) ed il paziente (la persona che deve essere curata).

  • La psicoanalisi si interessa del disturbo lavorando sui fenomeni psichici inconsci e rimossi per riportarli alla coscienza ed interpretandoli per dargli un significato.
  • La terapia comportamentista (oggi chiamata terapia cognitivo comportamentale) si basa su una struttura ben definita dove il terapeuta istruisce il paziente per risolvere i problemi attuali lavorando sui sintomi.

E la visione di C. Rogers è molto diversa sia da quella di Freud che da quella di Skinner. Egli è accomunato ad altri quali Maslow, Goldstein, May ed in quella che è chiamata Psicologia Umanistica.

Questa terapia “Centrata sul Cliente”, quindi non si rivolge alla persona in cerca di aiuto come ad un paziente dipendente, ma come un Cliente responsabile.

Per lui non c’è la persona che in modo passivo si affida ad un esperto, ma ci sono due persone (terapeuta e cliente) che, in una condizione di parità, fanno insieme un percorso di crescita.

Secondo Rogers:  “Il cliente, in un rapporto terapeutico soddisfacente, vive un processo di apprendimento di essere libero”.

La terapia, infatti, mira direttamente ad una maggiore indipendenza ed integrazione della persona, piuttosto che alla speranza di ottenere tali risultati con l’aiuto offerto dallo psicoterapeuta per la soluzione del problema.

Punto focale è la persona non il problema.

Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare la persona a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale per cui è venuto in terapia sia quelli successivi in maniera più integrata e autonoma e imparare quindi a trovare in sé le risorse per riuscire.

Già nel 1940 affermava che la terapia non significava fare qualcosa alla persona, né convincerla a fare qualcosa per sé, si tratta, invece, di liberarlo perché possa crescere e svilupparsi in modo normale e di rimuovere ostacoli in modo che possa andare avanti.

Questo approccio si basa su un principio fondamentale: l’uomo è un organismo fondamentalmente degno di fiducia.

C. Rogers parla sempre dell’essere umano come organismo poiché la sua visione è olistica dato che considera l’uomo come un’unità indivisibile tra psiche e corpo.

Premessa rafforzata e sempre più consolidata dall’esperienza lavorativa di C. Rogers e che ogni persona deve imparare, man mano, da sé per convincersi della sua solidità.

È un presupposto che ha un fondamento testimoniato anche da biologi, neurofisiologi, psicologi ed altri scienziati.

Nell’organismo umano, quindi, c’è una tendenza naturale verso il completo sviluppo, una forza di base, chiamata tendenza attualizzante, considerata come la forza essenziale che è all’origine della crescita e dello sviluppo di ogni persona e che è presente in tutti gli organismi viventi.

Questa tendenza attualizzante può essere ostacolata, ma non può essere completamente eliminata a meno che non si distrugga l’organismo stesso.

Quindi lo scopo del terapeuta è risvegliarla.

Ma cerchiamo insieme di capire cosa vuol dire, perché in questo principio è racchiusa l’essenza del successo o dell’insuccesso, del superamento di un problema o della non riuscita di un’impresa.

Come esempio usiamo proprio un ricordo di C. Rogers di quando era adolescente.

Durante l’inverno la sua famiglia riponeva alcune patate in un recipiente posto sotto la finestra nel seminterrato.

Anche se le condizioni non erano certo favorevoli le patate germogliavano ugualmente e si allungavano fino alla luce della finestra. Non diventavano mai una pianta, non maturavano, ma pur nelle più avverse condizioni si sforzavano di farlo.

Questo rappresenta la disperata espressione di quella tendenza attualizzante descritta da C. Rogers.

Esiste ma bisogna alimentarla e si esprime proprio in virtù della forza che siamo in grado di imprimerle.

Durante la terapia quindi si parte dal presupposto che ciò che sono state in grado di creare le persone fino a quel momento è ciò che sono riuscite a tirare fuori nonostante le condizioni avverse, quindi con un dispendio di forze superiore ed assolutamente non paragonabile ai risultati ottenuti.

Quindi è importante credere nella tendenza direzionale che c’è in ciascuno ma soprattutto farci credere la persona che con molta probabilità ha perso quella fiducia in sé che serve per agire.

Bisogna tener conto del fatto che le persone si sforzano di muoversi verso la crescita e trasformazione nell’unico modo che è loro possibile o che pensano sia l’unico modo possibile.

L’obiettivo quindi della terapia è quello di creare delle condizioni favorevoli che permettono a questa forza di operare così che la persona possa crescere verso la propria autorealizzazione.

Ma qual è il clima che rende possibile la realizzazione delle capacità dell’individuo di comprendere e dirigere la propria vita?

Ci sono 3 condizioni che creano questo clima favorevole alla crescita che dovrebbero essere presenti in ogni situazione che abbia come fine lo sviluppo della persona e, quindi, non solo in terapia nel rapporto tra terapeuta e cliente, ma anche tra genitori e figli, insegnante e studente, dirigente e dipendenti:   

1. La congruenza. Significa che se il terapeuta, nella relazione terapeutica, non si nasconde dietro una facciata professionale, ma rimane sé stesso, aumenta la possibilità che il cliente si sviluppi in maniera costruttiva. Cioè il terapeuta può provare comprensione e calore, ma può avvertire anche sentimenti di noia o altro in modo consapevole e, se lo ritiene utile in quel momento, esprimerli senza difficoltà. Ciò agevola il processo di sviluppo se il cliente si rende conto che il terapeuta si dà la possibilità di essere quello che è, poiché anche lui tende a scoprire la stessa libertà.

2. Accettazione incondizionata. Il terapeuta ha una completa disponibilità qualsiasi siano i  sentimenti del cliente in un determinato momento. Se il terapeuta ha un atteggiamento positivo per quello che in quel momento è il cliente è probabile che avvenga una modificazione. È così che il terapeuta dà valore al cliente.

3. Comprensione empatica. È la capacità del terapeuta di percepire sentimenti e significati personali sperimentati dal cliente e di saper comunicare questa comprensione. L’atteggiamento empatico dà la possibilità di prestare attenzione al mondo interno del cliente così come lui lo percepisce.

Questi strumenti portano il cliente ad ottenere una più chiara comprensione ed un miglior controllo del proprio mondo e del proprio comportamento.

Ma andiamo ancora più a fondo.

Cosa impedisce ad una persona di raggiungere ciò che vuole?

La paura del rifiuto. La paura di essere rifiutato per quello che è per i propri sentimenti per le reazioni che questi possono scatenare. E questo blocca ed impedisce il cambiamento che richiede un’azione che non viene mai compiuta.

La paura e la difficoltà di accettare in ogni momento anche sfaccettature di sé stesso che non le piacciono. Il giudizio intrinseco verso azioni e reazioni è ciò che blocca il divenire.

Ed è qui che diventa importante il ruolo del terapeuta: il processo di trasformazione avviene quando il Cliente sente che il Terapeuta accetta i propri sentimenti.

Vedendosi accettato comincia ad accettare i vari aspetti di sé (paura, ira, tenerezza o coraggio).

Questa consapevolezza gli permette di esplorare strade fino a quel momento interdette e concedersi quindi la libertà di crescere e di cambiare nella direzione naturale dell’organismo umano.

Quando una persona vuole Essere ciò che realmente è, il cambiamento è facilitato.

Prima ha cercato di cambiare, ma si sentiva bloccato sui comportamenti che non gli risuonavano corretti.

Respingere ciò che siamo è l’anticamera dell’insuccesso e della sofferenza dell’Essere Umano.

Solo quando è in grado di essere in misura maggiore ciò che di sé ha respinto fino a quel momento, ha qualche prospettiva di modificarsi.

La prima reazione, quando si inizia a sperimentare gli aspetti che non si conoscono di sé stessi ci si sente cattivi, incontrollati. Ma, in terapia, ci si accorge, in modo graduale, che si può vivere, per esempio, la propria rabbia in quanto, se accettata, non è distruttiva.

Anche vivere la propria paura consapevolmente non fa sentire la persona annientata.

La società ci impedisce di provare emozioni catalogandole in giuste o sbagliate ma se potessimo esprimerle invece in modo contestualizzato saremmo anche in grado di sfruttarle per combattere le avversità della vita… e attuare il cambiamento che non riusciamo a fare reprimendole.

Insomma, quanto più la persona è in grado di dare la possibilità a questi sentimenti di esistere in lei tanto più assumono un posto adeguato nella sua vita. I propri sentimenti vissuti nella totalità operano in armonia costruttiva.

Ed è qui che il mondo animale ci viene in aiuto per spiegare come ciò che è inaccettabile diventa armonia se lasciato vivere.

Il leone è il simbolo della bestia da preda, afferma C. Rogers.

Egli uccide quando ha fame e si nutre solo se ne ha bisogno.

Non si sente in colpa quando ha fame.

leone

 Il leone mantiene la sua armonia meglio di molti esseri umani.

È bisognoso di aiuto e dipendente quando è cucciolo, ma evolve verso l’indipendenza. Non si aggrappa alla dipendenza.

È egoista ed egocentrico nell’infanzia, ma, da adulto, mostra un grado ragionevole di cooperatività, nutrendo e proteggendo i suoi piccoli. Soddisfa i suoi desideri sessuali senza cercare selvagge orge sessuali.

Le tendenze e gli impulsi convivono in lui in piena armonia, senza giudizi.

La difficoltà che ha l’uomo in questa società disumanizzante sta proprio nel fatto di essere accettato per quello che è e doversi inventare di essere in modo diverso e innaturale, pensando di essere sbagliato.

Ma l’errore è nel contesto in cui viene inserito e non nelle sensazioni che questo contesto genera.

Essere, quindi, espressione piena della propria unicità di Essere Umano non è negativo, ma un processo positivo, costruttivo ed estremamente significativo, che riduce gli impulsi estremi e li amalgama e orienta in senso propositivo e integrato senza bisogno di distruggere il contesto in cui si inserisce e sé stesso.

Questa visione è in contraddizione con coloro che pensano che se una persona dovesse essere quello che realmente è realizzerebbe la bestia che è in lui!