autosabotaggio:la vita viaggia con il freno a mano

autosabotaggio:la vita viaggia con il freno a mano

Leggi l’Articolo aprendo la rivista qui sotto:

Capita molto spesso purtroppo che nonostante il nostro impegno non si ottengano i risultati voluti.

Sembriamo come dei pesci che si dimenano in una rete.

Quante volte hai avuto questa sensazione e ti sei ripetuto “Ho fatto di tutto, ma non c’è proprio soluzione”.

Vale per la vita come vale per la salute purtroppo.

A parte gli indubbi problemi fisici che una persona con determinate problematiche può avere ci sono dei problemi che sono invisibili e sono il vero ostacolo alla possibilità di guarigione: sto parlando dell’ autosabotaggio.

L’autosabotaggio è un funzionamento non consapevole della mente che ti porta a creare ostacoli nel cammino verso i tuoi obiettivi.

L’autosabotaggio ha lo scopo di limitare, rallentare ed evitare il raggiungimento di un risultato personale.

È un meccanismo che pone un freno alla nostra crescita personale e al raggiungimento degli obiettivi positivi che ci siamo prefissati, perdendo l’occasione di poter migliorare la qualità della nostra vita.

La mente teme ed evita il cambiamento e tutto quello che ne consegue.

Ma perché?

Il motivo principale è legato al fatto che per gestire nuove abitudini e abilità viene richiesta una quantità di energia ed attenzione di molto superiore rispetto ad abitudini consolidate e immesse in un sistema automatizzato di esecuzione.

L’acquisizione di una nuova abitudine richiede un dispendio energetico fortissimo e il grado di attenzione che noi possiamo porre su più azioni contemporaneamente prevede che non possiamo concentrarci in modo attivo e consapevole su più di 7 attività.

Questo limite non esiste per tutte quelle azioni che ormai facciamo in modo automatico e che richiedono anche una quantità di energia molto inferiore o quasi nulla per essere svolte.

È quella che in molti ambienti viene definita zona di comfort, che altro non è la zona in cui abbiamo ottenuto la massima ottimizzazione energia spesa/risultati.

Questa zona che tendiamo a costruirci ma che è la stessa che ci ancora quando siamo chiamati al cambiamento.

Esistono varie forme di autosabotaggio molto frequenti:

  • Rimandare
  • Indecisione
  • Perdere tempo
  • Essere sempre accondiscendenti con gli altri
  • Mania di perfezionismo
  • Lamentarsi e avere un atteggiamento da vittima
  • Mantenere relazioni non soddisfacenti
  • Indugiare con il cibo, il fumo, l’alcol e gli stupefacenti
  • Abitudini scorrette

Tutti questi metodi servono essenzialmente a scaricare la responsabilità dei propri insuccessi.

Quindi se è vero che una certa rigidità e svogliatezza cognitiva è anche fisiologica bisogna cercare di capire i meccanismi che la mantengono per evitare che si ritorca contro di noi.

“Non è il più forte né il più intelligente a sopravvivere, ma il più aperto al cambiamento”

Charles Darwin

La Piramide di Maslow

 

 

Abraham Maslow è uno degli psicologi più citati, infatti anche se molto criticato il suo schema ritrova molto riscontro nella realtà e ci aiuta a spiegare i meccanismi che si innescano.

 

 

I primi 2 bisogni sono i bisogni primari (fisiologia e sicurezza) i Secondi sono invece definiti i bisogni sociali (appartenenza e stima) mentre l’autorealizzazione fa parte dei bisogni spirituali.

Tutte le specie animali hanno i bisogni primari, poche specie di mammiferi hanno necessità dei bisogni sociali, ma solo l’uomo ha necessità dell’autorealizzazione.

Il problema della zona di comfort è che va a risolvere uno dei bisogni primari e più animali che abbiamo che è il senso di sicurezza.

Questa necessità atavica ci porta costantemente a scegliere la soluzione più semplice che in molti casi non è quella più efficiente per le nostre condizioni, poi quando si intacca anche l’alimentazione che fa parte del nostro bisogno primario base… tutto torna.

 

Essenzialmente generare nuove abitudini è contro la nostra natura animale.

Il problema risiede nella frustrazione che alcune condizioni ci portano e che ripetere costantemente che non dipende da noi e che stiamo facendo di tutto per migliorare la situazione ma non funziona.

Con il tempo non risponde più ai nostri bisogni spirituali danneggiando la nostra qualità di vita ed entrando in un loop di insoddisfazione senza possibilità di fuga. A meno che non rompiamo questo meccanismo.

Il nostro apparato mentale ci indirizza in automatico a ripetere sempre gli stessi schemi, gli stessi metodi e, di conseguenza, le stesse soluzioni.

Il nostro apparato mentale ci indirizza in automatico a ripetere sempre gli stessi schemi, gli stessi metodi e, di conseguenza, le stesse soluzioni.

Questo ripetere sempre lo stesso è funzionale all’ economia psichica e dona anche un non trascurabile senso di sicurezza, ma la nostra mente può fare molto di più!

Siamo noi che dobbiamo educarla e portarla verso altre competenze!

Prestando attenzione si può costruire lo schema di un altro gesto che, un po’ alla volta, diventerà automatico ed entrerà a far parte del repertorio delle nostre abitudini.

Se perdiamo questa capacità che ci fa essere altro rispetto ai nostri schemi mentali perderemmo la capacità di scegliere lo schema più opportuno per adattarci alla realtà e per modificarlo creativamente rispetto alle nostre esigenze.

Ci faremmo trasportare da una routine che se non ci ha portato da nessuna parte fino ad adesso non lo farà mai.

Le abitudini e la nostra naturale predisposizione ed ottimizzare le nostre energie può diventare una trappola.

Questo vuol dire che bisogna investire energie e una buona dose di fiducia e coraggio per rompere queste barriere autoprodotte.

Tali barriere  non sono altro che scuse per non prendere una posizione netta verso i nostri problemi e non sentirci in colpa per questo.

Abbiamo visto come riconoscere questi schemi e a quali atteggiamenti si riconducono, ora bisogna trovare il modo di superarli e rompere tutte quelle regole ed autoimposizioni che ci ancorano ad essi.

Ora dobbiamo capire perché c’è chi riesce e chi non riesce.

Qual è la reale differenza: le potenzialità reali di ciascuno di noi? Il contesto in cui viviamo? O le nostre credenze?

Ci sono persone che in condizioni quasi disumane riescono ad ottenere risultati enormi, ci sono persone che in condizioni favorevoli non trovano la forza di fare niente.

Dipende dalle loro reali capacità o dalle loro convinzioni su ciò che possono e non possono fare e quindi su quante di queste capacità sono in grado di attivare per raggiungere i loro obiettivi?

Considerando che si stima che il potenziale di ciascuno di noi sembra essere di molto superiore a quello che normalmente usiamo, partiamo dal presupposto che non è in esso il reale limite.

Quelli che sono i nostri risultati dipendono quindi direttamente dalle nostre azioni, che sono la parte del nostro potenziale che riusciamo ad esprimere.

Quindi se non facciamo nessuna azione anche avendo un potenziale infinito, comunque non otteniamo nulla. Per contro, se abbiamo poche capacità ma ci impegniamo al massimo otteniamo enormi risultati.

La differenza tra il potenziale reale e quello utilizzato ha come filtro le nostre credenze.

“Che tu creda di farcela o no, avrai comunque ragione”

 Henry Ford

Dalle credenze sul successo o meno di una nostra dizione dipende l’intenzione con cui ci approcciamo ad essa, quante energie investiamo e quindi anche i risultati che otteniamo.

I risultati confermeranno sempre ed inevitabilmente ciò che noi credevamo all’inizio, avvalorando la nostra tesi di persone di successo o di sfigati.

“Lo sapevo! Non guarirò mai!”… “Lo sapevo che prima o poi il tumore lo avrei sconfitto!”

Queste due frasi sono 2 facce della stessa medaglia: sono l’espressione di una nostra credenza di base con la quale abbiamo affrontato il problema. Infatti, le credenze sono delle sensazioni di certezza riguardo a qualcosa.

Ora è il momento quindi di cercare di identificare quali sono queste credenze, con l’idea che se le riconosciamo possiamo anche lavorarci su e cambiarle totalmente a nostro favore.

Le credenze sono di 3 tipi:

  1. GENERALI: determinano come noi ci poniamo rispetto al mondo che ci circonda. Di questa famiglia di credenze fanno parte tutte quelle credenze cosiddette collettive che danno per scontato un risultato o una conseguenza finchè non c’è qualcuno che rompe questo schema, dopo di che sembra che qualsiasi cosa legata allo schema precedente sia costantemente violabile e superabile.

Qualsiasi sia il tuo punto di vista comunque avrai esperienza per avvalorare ogni tua tesi.

  1. RELATIVE ALLA NOSTRA IDENTITÀ: sono tutte le convinzioni che abbiamo su noi stessi e l’immagine che ci siamo costruiti. “Io sono…” qualsiasi cosa viene dopo determina le credenze sulla nostra identità. Se ci sentiamo malati qualsiasi cosa faremo la faremo solo con la sensazione di essere costretti dalla contingenza e qualsiasi cosa faremo sarà sempre e solo perché dobbiamo. Se invece ci sentiamo delle persone sane che vogliono mantenere il proprio stato di salute stabile nel tempo agiremo in modo completamente diverso. Se pensi di essere malato ogni ricaduta sarà una conferma che il percorso che hai intrapreso è sbagliato, se ti senti sano ogni ricaduta ti servirà per correggere sempre meglio la rotta intrapresa
  2. REGOLE: sono le tipiche frasi che ci ripetiamo che hanno una struttura molto simile a questa “Se accade X, allora significa che…”. Sono tutte quelle credenze riguardo a ciò che è giusto o sbagliato. È una sorta di regolamento assolutamente arbitrario che ci costruiamo nel tempo e al quale rispondiamo emotivamente e per il quale ci troviamo a scontrarci con le persone. Infatti, la maggior parte dei litigi avviene perché le regole interiori di ciascuno di noi sono diverse e in realtà litigano le nostre regole e non le nostre identità.

“Troppe regole troppo rigide sono l’anticamera di una vita infelice”

Ma torniamo ai nostri bisogni primari. E ricordiamo che tra questi c’è quello della sicurezza.

Quello che accade infatti che spesso cerchiamo di più la conferma delle nostre convinzioni che non i risultati reali per la nostra vita.

Questa cosa si tramuta in una trappola incredibile nella quale ci dimeniamo senza ottenere risultati, creando una sequenza di “profezie che si autorealizzano”.

Tale schema che si può rompere solo con un atto di forza che possa in qualche modo distruggere le credenze che ci siamo costruiti, creando nuove evidenze che possano crearne di nuove e più propulsive.

Alla fine, le credenze non sono altro che schemi sui quali ci siamo focalizzati perdendo il punto di vista di insieme di tutte le possibilità che ci dà la vita.

Se veramente possiamo scegliere a cosa credere perché non darci la possibilità di credere di essere meglio di come ci percepiamo?

Sì, può essere un meccanismo difficile da rompere, e ci mette in discussione e rischiamo che poi magari non riusciamo a sostenere questo nuovo impegno… e quindi meglio non iniziare… giusto?

Sbagliato!

E’ ora di iniziare.

Infondo se tutti siamo riusciti a convincerci che Babbo Natale non esiste dopo che per anni abbiamo avuto la ferma convinzione che fosse reale possiamo fare qualsiasi cosa.

Le credenze hanno una struttura: immagina un tavolo il cui piano è sorretto dalle gambe.

Il piano è la nostra credenza, le  gambe su cui poggia sono tutte le conferme che nella vita abbiamo accumulato che hanno confermato e consolidato la nostra credenza.

Immaginiamo di segare, una per una, quelle gambe e far crollare quel piano e ne compriamo un altro: più solido più bello più… adatto alle nostre nuove esigenze.

Così ogni giorno cerchiamo di cambiare l’arredamento della nostra casa, di rinnovarla, spostarla e perché no anche fare un intero trasloco.

Si può, magari partendo da piccole cose che pensiamo siano imprescindibili e così iniziamo a scalfire la nostra certezza su ciò che possiamo o non possiamo fare e ci scopriamo infinitamente potenti.

Passo passo ricostruire le nostre credenze

  1. Individua una credenza che ci limita: facile farlo se individui qual è la scusa che ti dai più frequentemente per i tuoi insuccessi.
  2. Individua tutte le esperienze acquisite, riferite o semplicemente le classiche “pippe mentali” che avvalorano questa tua credenza.
  3. Crea una sensazione di dolore associata a quella credenza individuando cosa ti sta impedendo di raggiungere (risultati che non stai ottenendo, ad esempio).
  4. Cerca alcune evidenze che invalidano la tua vecchia credenza
  5. Cerca una nuova credenza che ti permetterebbe di ottenere il risultato desiderato
  6. Cerca alcuni riferimenti che ti aiuterebbero a rinforzare la tua credenza sia tra le tue esperienze vissute sia tra quelle che ti sono state riferite
  7. Associa un grande piacere ai risultati che otterrai assumendo questa nuova credenza